La crisi economica del vecchio continente non accenna a
diminuire: se dal punto di vista finanziario pare si siano calmate le acque, ci
sono ancora forti problemi di crescita ed occupazione.
In particolare l’Europa sembra spaccata in due: da un lato i
paesi dell’Europa settentrionale che sono riusciti ad affrontare con successo
la crisi e che godono di una certa salute, dall’altro l’Europa meridionale che
versa in uno stato di grande difficoltà strangolata dalla disoccupazione, dalla
mancanza di investimenti e forse da una moneta troppo forte per il livello
delle rispettive economie.
L’attuale politica europea è basata sugli accordi di
Maastricht siglati nel 1992 che prevedono: rapporto tra deficit pubblico e PIL
non superiore al 3%, rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60%, tasso
d'inflazione non superiore dell'1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più
virtuosi, tasso d'interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio
degli stessi tre Paesi, permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza
fluttuazioni della moneta nazionale.
Queste regole furono concepite per economie che in quel
periodo godevano di ottima salute non a caso gli anni novanta sono ancora oggi
ricordati come un periodo di prosperità economica.
E’ proprio infatti nei periodi di prosperità economica che
si elaborano programmi per contenere il debito e l’inflazione.
Oggi la situazione è radicalmente cambiata. Nel 2008 è
iniziata una tremenda crisi economica ed il ruolo delle istituzioni non può
essere più quello di semplici spettatrici di un processo economico capace di
andare vanti da solo.
Si pensi solo che nel Regno Unito, uno dei paesi europei che
meglio di altri è riuscito a riprendersi, è stata la Confindustria a chiedere
ad uno scettico ministro Osbourne un maggiore intervento delle istituzioni.
Il grande rischio è un continente europeo diviso tra paesi
del nord, prosperi e ricchi d’opportunità, e le deboli economie del sud
incapaci di rispondere ai bisogni dei propri cittadini. La drammatica conseguenza
e lo svuotamento del sud Europa destinato a diventare una landa desolata.
L’unico modo per impedire questo triste destino, fecondo
soltanto di crescenti disordini, è un massiccio piano di investimenti avente
come obiettivo lo sviluppo del sud Europa.
Sarebbe anzitutto necessario prendere dei provvedimenti
immediati per facilitare gli investimenti come per esempio: l’abbandono
momentaneo dei limiti sul rapporto tra deficit pubblico e PIL, una inflazione
programmata dell’eurozona che si attesta intorno al 5-8%, la svalutazione
dell’Euro e la creazione degli Eurobond.
Questi primi provvedimenti non risolverebbero la crisi ma
creerebbero un terreno fertile per un massiccio piano di investimenti sul
modello del Piano Marshall.
Quest’ultimo fu un gigantesco piano di aiuti economici e
finanziari verso l’Europa varato nel 1947 dal segretario di stato George
Marshall. Obiettivo di questo piano era la ricostruzione dell’Europa devastata
dalla Seconda Guerra Mondiale ed a forte rischio povertà.
Il piano terminò nel 1951 e fu un indubbio successo: la
ripresa infatti era già molto evidente nel 1948 ed alla fine del piano quasi
tutti i paesi europei avevano già superato l’indice di produzione prebellico.
L’iniziativa non ebbe conseguenza positive dal punto di
vista economico, sociale e tecnologico ma pure da quello culturale. Il piano
infatti insegnò agli europei i concetti della libera impresa, dello spirito
imprenditoriale e della libera concorrenza allora quasi del tutto assenti in
certi contesti.
Cosa ancora più importante, gli stati europei impararono che
l’interdipendenza poteva essere un modo per risolvere i conflitti che da sempre
avevano caratterizzato il vecchio contente.
Oggi come allora l’Europa necessità di un vasto piano di
investimenti avente l’obiettivo di far risollevare i paesi del sud Europa messi
in ginocchio dalla crisi. Obiettivo del piano dove essere quello di aumentare
la competitività dei paesi del sud Europa puntando forte sull’occupazione,
sullo sviluppo tecnologico, sull’innovazione e sul sostegno all’impresa.
Nel caso odierno il sostegno all’impresa non dovrà essere
solo sotto forma di aiuti economici ma anche di innovazioni di prodotto, di
idee nuove che possano aiutare gli imprenditori ad essere nuovamente
competitivi sui mercati internazionali.
Importante anche aiutare i disoccupati attraverso programmi
di riqualificazione ed inserimento con un occhio di particolare riguardo verso
i giovani che nei paesi del sud Europa sono stati particolarmente colpiti dalla
crisi.
Il successo del vecchio piano Marshall non è stato dovuto
solo ai soldi ma soprattutto esso è stato veicolo di nuove idee: altrettanto
deve succedere oggi. In Europa deve diffondersi una nuova mentalità, che tenga
maggiormente conto dei vantaggi della collaborazione ed aiuto reciproco e che
stimoli i paesi in difficoltà ad abbandonare una certa mentalità
assistenzialista ed immobilista che nei passati decenni è stata causa di
sprechi, corruzione e carenza di innovazione.
Solo un grande progetto come un nuovo piano Marschall varato
a livello europeo potrà smuovere quel grande numero di risorse necessarie per
attuarlo e solo l’attuazione di un progetto del genere potrà permettere ai
paesi europei di riprendersi da questa drammatica crisi economica.
Se tali politiche non verranno preseguite, un futuro molto conflitturale tra i paesi europei è più che probabile.
D.Deotto
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