mercoledì 3 dicembre 2014

LA CATTIVE GESTIONE DEL DENARO PUBBLICO




Oggi trattiamo una questione vecchia di due anni ma abbastanza significativa perché dimostra l’inefficienza delle istituzione nell’aiutare i cittadini. Il tutto si è tradotto in un grande spreco di denaro pubblico che non portò a niente.
Si tratta della vicenda Friuli Venezia Giulia – Workopp. Furono stanziati 824.000 euro per Udine. L’attività fu esternalizzata ed affidata alla agenzia di lavoro di Piacenza Workopp. Il risultato fu disastroso: solo 39 assunzioni e quella montagna di soldi non sortì nessun effetto rilevante per i disoccupati udinesi.
Questa vicenda è interessante perché è abbastanza rappresentativa di come le istituzione utilizzano male le risorse pubbliche che finiscono così per essere sprecate.
Nel caso in questione per esempio non si capisce perché l’istituzione pubblica debba per forza esternalizzare un servizio anziché applicarlo direttamente essa stessa magari attraverso i centri per l’impiego.
Sarebbe infatti molto più logico che la regione mettesse a disposizione una cifra, per esempio 1 milione di euro, e li spendesse direttamente lei mettendo in piedi iniziative inequivocabilmente utili per i cittadini.
Per esempio non sarebbe una cattiva idea se la regione, invece che affidarsi alle agenzie private, spendesse direttamente i soldi per assumere personale a tempo determinato avente il compito di sistemare il territorio.
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di sistemare i giovani disoccupati in qualche azienda accollandosi direttamente le spese della loro formazione.
Ancora i soldi potrebbero essere utilizzati per finanziare iniziative orientate alla creazione di posti di lavoro.
Nulla di tutto ciò avviene e la gestione degli aiuti continua a rimanere di dubbia efficacia: si preferisce infatti affidare i soldi a terzi oppure lanciarsi in attività dalle dubbie possibilità di riuscita.
Quanto successo nel 2012 si sta oggi ripetendo con Garanzia Giovani, progetto nazionale avente come obiettivo la ricerca di una occupazione stabile per i giovani.
Questa volta la regione ha avuto quantomeno il buonsenso di affidare la realizzazione del progetto ai centri per l’impiego ma senza una riforma di questi ultimi il progetto è destinato a fallire.
Un simile destino riguarda anche i finanziamenti destinati alle persone senza casa e senza lavoro. Spesso sono le stesse istituzioni a costringere i malcapitati a finire rinchiusi in qualche comunità nonostante sia legale e possibile erogare loro un sussidio.
Ma perché tutti questi progetti falliscono?
I motivi sono molteplici ed in alcuni casi dipendono anche da direttive politiche sbagliate ma una domanda che è lecito porsi è: come mai le istituzioni preferiscono esternalizzare i servizi in direzione di privati troppo spesso non efficienti piuttosto che gestirli direttamente?
Rispondere a questa domanda è molto difficile certo che si possono fare delle considerazioni.
Non solo in Italia lo stato sociale è insufficiente ma quel poco che c’è funziona male e fallisce nell’obiettivo di aiutare chi ne avrebbe bisogno. Di fatto il cittadino si illude di poter avere aiuto scontrandosi poi con la dura realtà dell’inefficienza ed eccessiva burocrazia. Si crea così disillusione e disaffezione nei confronti delle istituzioni. 

D.Deotto

sabato 29 novembre 2014

I NUOVI POVERI: I LAVORATORI AUTONOMI




Esisteva un tempo in cui in Italia era molto conveniente mettersi in proprio. Molti giovani con alti voti di laurea preferivano aprire la partita iva piuttosto che provare la carriera del dipendente perchè alleattati dalla possibilità di un guadagno maggiore. Era l'epoca in cui era abbastanza facile vincere un concorso pubblico perchè non si presentava quasi nessuno e le aziende faticavano a corpire tutte le posizioni perchè, soprattutto nel triveneto, in molti prendevano la strada del lavoro autonomo.
Con l'inizio della crisi economica la situazione si è capovolta: oggi è più conveniente essere lavoratori dipendenti. Chi lavora in partita iva infatti oggi ha redditi molto bassi ed è costretto ad appoggiarsi sui familiari.
Un articolo pubblicato su Repubblica ha infatti reso noto che un giovane che lavora in partita IVA su 1000 euro guadagnati finisce per trovarsi in tasca appena 450 euro. Circa il 33% del guadagno sparisce con la tassazione mentre il resto sparisce tra spese del commercialista ed un acconto sui contributi dell'anno corrente. Questa situazione nonostante i giovani abbiano la possibilità di aprire una partita IVA in condizioni agevolate. Possiamo solo immaginare cosa succeda a chi non gode di nessuna agevolazione.
La trieste realtà odierna è che il lavoro autonomo non conviene più: persino i giornali di estrema sinistra si sono accorti che i nuovi poveri sono i lavoratori autonomi. Essi sono inoltre privi di sostegno al reddito, senza diritto di malattia e pensioni bassissime.
Tra gli esempi negativi spiccano i lavoratori dei call center assunti con contratto a progetto e che guadagnano poco più di 10.000 euro lordi l'anno.
Compensi bassi anche per ricercatori (13834), medici specializzanti(18746), giornalisti freelance (9000). Le donne risultano guadagnare meno degli uomini.
Nemmeno gli agenti commerciali se la passano bene: il continuo calo di consumi e l'aumento delle tasse ha fortemente rsoso i loro guadagni costringendoli a lavorare di più per guadagnare di meno. 
La fallimentare riforma Fornero ha peggiorato la situazione provocando una forte diminuzione dei contratti a progetto oltre che un vero e proprio esodo verso il lavoro nero, le false partite iva e la disoccupazione.
Da molti anni assistiamo al fenomeno della false partite iva cioè lavoratori formalmente autonomi ma praticamente dipendenti. Essi sono costretti a aprirsi una partita iva ma non godono di nessuna autonomia e sono de facto dei dipendenti poco pagati e molto sfruttati.
Nessun governo ha mai fatto nulla per tutelare questa fascia di persone: l'unico intervento a riguardo (la sopra citata riforma Fornero) ha peggiorato la situazione facendo perdere il lavoro a molte persone.
Dura quindi la vita per un disoccupato nel 2014: il lavoro dipendente scarseggia e, vista la sua convenienza, la concorrenza è altissima. Ma purtroppo nemmeno la libera professione è più un'alternativa spendibile perchè i costi legati al mantenimento della partita iva, uniti al generale clima di aspettative negative, costringono a lavorare molto per ottenere introiti davvero molto bassi.
In questo clima cupo non c'è spazio per l'ottimismo: all'orizzonte non c'è alcuna riforma ed è molto probabile che quelle che verranno, se mai verranno, finiranno per farti guadagnare ancora di meno facendoti così transitare verso il lavoro nero nella speranza di potersi appoggiare, per sopravvivere, alla pensione dei genitori oppure allo stipendio da dipendente del coniuge. Davvero un destino poco generoso per chi in un'altra epoca o in un'altro stato sarebbe stato molto probabilmente ricco!

D.Deotto.

lunedì 24 novembre 2014

IL VOTO ALLA REGIONALI: UNA VITTORIA PER GLI ASTENSIONISTI






Le recenti elezioni regionali in Emilia Romagna e Calabria dimostrano inequivocabilmente che i cittadini di quelle regioni non credono più nella politica. Il 56% dei calabresi ed il 62% dei calabresi ha preferito non votare. Sono percentuali allarmanti perché significa che la gente non riesce più a trovare una risposta ai propri problemi e considera i propri amministratori incapaci di governare e risolvere i problemi.
Nessuno è stato premiato: il PD, seppur vincitore, ne esce con le ossa rotte. In una regione tradizionalmente rossa perde più del 50% dei propri elettori. Nemmeno la sinistra alternativa riesce a raccogliere un buon risultato e questo significa che il dibattito politico è lontano anni luce dai problemi dei cittadini. Forza Italia diminuisce di moltissimo i propri voti rispetto alle europee mentre i partiti centristi ottengono percentuali da prefisso telefonico. Anche il M5S paga dazio segno che le divisioni interne ed i diktat di Grillo hanno creato scoramento tra gli elettori. Da questo disastro si salva solo la Lega Nord che invece ottiene un buon risultato. Il partito di Salvini non è assolutamente in grado di rappresentare da solo un’alternativa ed il suo leader pare rendersene conto ma senz’altro gli va dato il merito di aver saputo battere sui tasti dolenti. La Lega non è nuova a questi Exploit: già nel 1994 il carroccio aveva ottenuto ottimi risultati battendo su alcuni tasti dolenti. Oggi la storia si ripete. Il dato va comunque contestualizzato. Se il 19% del 38% dei romagnoli ha votato lega vuol dire che circa 8-10% dei romagnoli ha visto un’alternativa in Salvini. Questo significa che ad essere cresciuti sono gli astenuti.
Il vero vincitore di questa tornata elettorale infatti è stato l’astensionismo. Fermarsi e riflettere ormai è d’obbligo per tutti. L’Italia del 2014 è un paese stanco e prostrato. La maggior parte degli italiani non considera più credibile la politica e nessuno crede più nella ripresa. Ognuno si arrangia come può preoccupato solo di trovare un modo per arrivare alla fine del mese. La chiama alle urne passa indifferente perché tutti sanno che non ci sarà alcun cambiamento concreto.
La crisi economica italiana è conseguenza di una crisi politica che investe il paese da diversi lustri: nulla di nuovo si vede all’orizzonte e la cultura e società italiana pare totalmente incapace di creare qualcosa.
L’Italia sembra essere un paese al collasso, senza alcuna prospettiva per il futuro.
Non ci si può lamentare se la politica non viene ritenuta credibile quando gran parte dei ragazzi qualificati e non è costretta ad emigrare per poter lavorare e quando il lavoro sta diventando un lusso sempre più raro.
La gente reagisce a questa realtà non votando o meglio sfiduciando in toto una classe politica incapace di rimettere in piedi il paese.
Questo voto sa molto di bocciatura per il governo che fino ad ora ha dimostrato di essere lontano anni luce dai problemi dei cittadini: Renzi è apparso come una meteora l’anno scorso ma a distanza di un anno già ha cominciato a stufare. Almeno metà della sinistra non è d’accordo con le sue politiche mentre gran parte degli elettori di destra moderata ha deciso di rimanere a casa.
Vista la situazione ormai la sfiducia in toto della classe politica è l’unica soluzione in mano ai cittadini per comunicare il proprio malcontento e per cercare di stimolare un cambiamento che non arriva.
Non ci si può aspettare altro se la situazione politica è la seguente: un PD adagiato su una politica di annunci inconcludenti, una FI senza una chiara linea d’opposizione e senza nemmeno un progetto politico credibile, un M5S arroccato su politiche isolazioniste ed utopiche, un’area di sinistra arroccata su posizioni ferme agli anni ’70, un’area centrista improponibile e qualche partito di destra che, a parte gettare benzina sul fuoco, si limita ad intercettare il voto degli scontenti.
In una situazione del genere lo scoramento è automatico e si continua a non vedere nulla di nuovo all’orizzonte. 

D.Deotto

venerdì 21 novembre 2014

UDINE FUTURO E PRESENTE CONTRO IL FASCISMO



E’ di ieri la notizia che il coordinatore regionale dei giovani di Forza Italia Nicolò Fantin ha affermato su facebook:


La nostra associazione desidera prendere le distanze da queste affermazioni che sono lesive dei principi democratici su cui si fonda la nostra costituzione e della stessa storia ed identità della regione Friuli Venezia Giulia.
Le affermazioni del coordinatore regionale dei giovani sono gravemente offensive nei confronti dei residenti non italiani che da anni, se non da decenni, vivono in Italia, pagano regolarmente le tasse e partecipano con il loro lavoro alla creazione di ricchezza in favore del nostro comune, della nostra regione e del nostro paese.
Non è infatti possibile tirare una linea netta tra “italiani bravi e onesti” e “stranieri criminali”: se è pur vero che esistono stranieri poco raccomandabili, è altrettanto vero che la questione morale si pone oggi nella sua interezza per tutta la popolazione. Come dovremmo classificare l’Italiano che evade le tasse? A scanso di equivoci noi preferiamo un extracomunitario che lavora, paga le tasse e rispetta le leggi piuttosto che un italiano evasore, che si dichiara nullatenente e poi magari ha la Ferrari a Cortina.
In un paese democratico e liberale le distinzioni non dovrebbero avvenire su base “razziale” ma sulla base del senso civico, della responsabilità e del rispetto della legge dello stato.
Le cattive politiche sull’immigrazione e i ritardi del nostro paese nell’ambito dell’integrazione sociale non possono in nessun modo essere scaricati su residenti non italiani che sono danneggiati quanto gli italiani da questi deficit.
E’ necessario inoltre sottolineare quanto l’uscita sopra indicata sia stata poco opportuna perché rievoca un passato che ha creato divisioni e tensioni in tutta Italia ed in maniera particolare nell’Italia nord-orientale.
Il fascismo infatti attraverso le sue scellerate politiche nazionaliste e razziste ha distrutto un patrimonio fatto di convivenza pacifica e tolleranza che nella nostra regione era ben radicato sin dai tempi del Patriarcato di Aquileia e che oggi, con la fine della Guerra Fredda e l’avvento dell’Unione Europea, si sta cercando con molta pazienza e fatica di ricostruire.
Vanno ricordati inoltre tutti i caduti durante la guerra partigiana 1943-1945 in particolare i caduti della divisione partigiana Osoppo e della Repubblica libera della Carnia. Queste persone hanno combattuto proprio per opporsi a dei principi che hanno rappresentato la negazione stessa della civiltà occidentale.
E’ opportuna ricordare inoltre che Forza Italia, partito nato nel 1994 con l’intenzione di compiere una “rivoluzione liberale” finora mai avvenuta, è iscritta al gruppo europeo del PPE (Partito Popolare Europeo) e si dovrebbe quindi ispirare ai principi di un centro-destra moderno, liberale e democratico, lasciando perdere le tentazioni autoritarie tipiche di una cultura politica completamente opposta a quelli che sono i principi a cui la civiltà occidentale ed europea ha scelto di ispirarsi.
Queste affermazioni infine suonano come un grosso regalo a tutti i partiti che in qualche modo si oppongono al centro-destra perché rievocano quello che è un problema reale ovvero il rischio di infiltrazioni fasciste nello schieramento del centro-destra. Queste affermazioni fanno il gioco degli avversari prestando la sponda chi accusa di fascismo il centro-destra. Non ci stupiremmo infatti se gli avversari politici del segretario gli inviassero delle scatole di cioccolatini per ringraziarlo del regalo.
Ad ogni modo, per concludere, ritengo che l’Italia debba sforzarsi di costruire una moderna classe dirigente di ispirazione europea e moderata lasciando perdere le tentazioni passatiste di ideologie estremiste (di qualunque colore) già ampiamente smentite dalla storia e dai fatti. 

D.Deotto